Lampadine, Götze, torte e cabala. Così il PSV vuole tornare grande

by Matteo Albanese

Candele, mica lampadine. Scelgono la via analogica, i tifosi del PSV Eindhoven, per illuminare il Philips Stadion l’antivigilia di Natale. Lo fanno per omaggiare le vittime della pandemia in un 2021 ormai agli sgoccioli, prima della partita coi Go Ahead Eagles. Che il PSV vince 2-0, gol di Mwene e Cody Gakpo. Le “lampadine” – questo il loro soprannome – per la 19° volta sono campionesse d’inverno in Olanda. I numeri parlano chiaro: se sei in testa a metà stagione, nel 67% dei casi il titolo è tuo. Ma occhio! Domenica 8 maggio 2016, l’Ajax di de Boer – futuro tecnico interista – e il PSV sono appaiati a 81 punti. I primi hanno una differenza reti favorevole, in caso di arrivo in parità. All’Ajax basta vincere contro la 17° in classifica, il De Graafschap. Finisce malissimo. Il PSV vince 3-1 a Zwolle mentre l’Ajax pareggia 1-1. Per il De Graafschap segna Bryan Smeets, un trequartista (tifoso dell’Ajax) che mai aveva segnato prima e che nei giorni successivi minacciano di morte. Alle 16:30 il PSV di Cocu vince l’Eredivisie per la 23° volta. E pensare che il De Graafschap aveva già comprato una torta di congratulazioni all’Ajax…

Di lampadine e benefattori

Il PSV – acronimo di Philips Sport Vereniging – nasce il 31 agosto 1913, ufficialmente come dopolavoro dei dipendenti della Philips. Già due anni prima esisteva una squadra simile, la Philips Elftal, fondata nel quartiere di Philipsdorp, dove l’azienda costruiva gli alloggi per i dipendenti (e dove oggi si trova il Philips Stadion). Fatto sta, nel 1911 la Philips Elftal gioca la sua prima partita: a dare il calcio d’inizio è un bimbo di cinque anni, Frederik Jacques “Frits” Philips. Suo padre e suo zio hanno fondato la Philips nel 1891, entrambi di origine ebrea. Dettaglio non da poco, perché Frits – che dal 1935 fa parte del c.d.a. dell’azienda di famiglia – salverà la vita di 382 ebrei durante i rastrellamenti nazisti. «Mi servono, devono portare avanti la produzione della fabbrica». Gli hanno creduto. A Eindhoven, Frits è un mito. Lo chiamavano Meneer Frits, “signor Frits”, per la sua abitudine di chiacchierare con gli operai e gente comune. Anche allo stadio. Altro che business lounge: il PSV lo guarda dalla sezione D, fila 22, posto 43. Accanto agli operai. E dal 2005, quando Frits Philips scompare, quel posto resta vuoto in suo onore, riservato per l’eternità.

 

PSV, da Gullit a… De Jong?

Il campionato sopracitato che il PSV ha vinto nel 2016 è speciale pure per un altro motivo. È l’ultimo vinto con le magliette sponsorizzate Philips, che nel 2016/17 ha rotto la jersey sponsorship durata 34 anni. «Il rapporto rimane» precisa l’azienda, ricordando la Coppa Uefa del 1978 e la Coppa dei Campioni dieci anni più tardi, e ancora le foto di Gullit, Ronaldo e van Nistelrooy con la scritta Philips sul petto. È vero, il rapporto rimane. Nel novembre 2020, la Philips rinnova la partnership fino al 2026, pur restando nell’ombra del club. Il secondo più titolato d’Olanda, 24 campionati, poi 9 Coppe nazionali e i due trofei europei sopracitati. Il PSV è in un certo senso la controparte dell’Ajax: niente canali e centro storico di Amsterdam, ma il porto di Eindhoven e la tecnologia più avveniristica in una roccaforte nel sud del Paese. Qui allena Roger Schmidt, ex Bayer Leverkusen, rientrato da due anni in Cina e capace di superare infortuni (Bruma, Doan, Zahavi, Pröpper, Madueke) e partenze (Malen, Dumfries). A gennaio partirà Sangaré – in Coppa d’Africa – ma si sogna un ritorno d’eccellenza: Luuk de Jong, dal Barça.

 

Bottiglie di plastica e Messi giapponese

Il PSV odierno è bifronte come Giano. Capace di umiliare – vittorie per 5-2 contro Groningen e Twente, 8 gol segnati sia a Utrecht che Walwijk – ed essere umiliato: k.o. per 4-0 con l’Ajax, 5-0 col Feyenoord. Pecca di esperienza? Oltre al sopracitato Madueke, 19 anni, brillano Yorbe Vertessen e Cody Gakpo: 40 anni, 12 gol e 11 assist in due (Gakpo è pure vicecapitano, a 22 anni). Il portiere è Yvon Mvogo, svizzero nato in Camerun dove giocava a calcio con bottiglie di plastica. In difesa Boscagli, 24enne monegasco cresciuto a Nizza, e Philipp Max. In mezzo Gutiérrez, che nel 2018 ha lasciato il Messico per ritrovare in Olanda l’amico Hirving Lozano, e Götze, ripresosi da annate buie (e problemi metabolici). C’è Ritsu Doan, il “Messi giapponese” che al Mondiale U20 del 2017 segnò una doppietta all’Italia. Ci sono Bruma, con la sua storia, ed Eran Zahavi, 26 presenze a Palermo tra 2011 e 2013. E Carlos Vinícius, 0 nel 2018 al Napoli. Infine Marco Wulfert Cornelius van Ginkel, che nel 2014/15 ha giocato al Milan e a inizio anno è tornato dopo 983 giorni di stop, con tre operazioni chirurgiche nel mezzo. Oggi è titolare e pure capitano: «Lo è stato anche nel 2018 quando abbiamo vinto per l’ultima volta il campionato», ha detto il tecnico Schmidt. Che porti bene?