a cura di Giacomo Brunetti

L’esempio di Raspadori, la forza di Scamacca e l’apertura agli ‘stranieri’

Aneddoti, passato ed evoluzione del sistema scouting della FIGC

Maurizio Viscidi ha teorizzato due sistemi per scoprire il talento in Italia: uno con i colori, l’altro con il TIP/SS. Un metodo per cercare di rendere scientifico ed estremamente analitico lo scouting della FIGC. Ma c’è chi, negli anni, ha ‘rotto’ ad esempio il muro del 33, il numero perfetto che rende un calciatore azzurro e quindi «da convocare». Uno degli aneddoti che il coordinatore delle nazionali giovanili maschili della Federazione Italiana Giuoco Calcio non potrà mai dimenticare, è quello relativo a Gianluca Scamacca: «Spaccava tutto, era arrivato a 38. A 15 anni aveva una struttura incredibile e la velocità, paragonata al suo fisico, era sensazionale». Chi invece ci ha sorpresi, è Federico Dimarco: «Ci dicevano che sì, era bravo. Ma che non sarebbe arrivato in alto. E lo ripetevano spesso i suoi report. Alla fine è arrivato… ed è arrivato fino in Nazionale! Il nostro lavoro è difficile perché puoi cercare di essere oggettivo quanto vuoi, con un metodo, ma non sei infallibile».

 

Uno dei vanti di Viscidi è il percorso di Giacomo Raspadori: «Che orgoglio. Lui è partito con un colore basso: era giallo. E la sua carriera è un insegnamento per tutti. In u-16 era tra il giallo e il celeste, non era titolare. Poi è cresciuto, ora è in Nazionale maggiore. Cosa ci insegna? Che intelligenza e qualità morali fanno molto, perché nel suo TIPSS la parte di intelligenza e impegni nell’interpretare vari ruoli, ha fatto la differenza insieme ad affidabilità, gioco di squadra e davvero, una serie di tante variabili che giocano a suo favore caratterialmente. Pensavamo che sarebbe diventato professionista, un buon giocatore, ma mai a questi livelli o in Nazionale. Ci ha insegnato molto. E ci ricorda una cosa: la causa maggiore di dispersione del talento sono proprio i valori morali».

 

 

Chiediamo quindi a Viscidi com’è il rapporto con i casi più complicati, quelli che vanno disperdendosi: «Coloro che non si sono confermati lo devono alla parte di intelligenza. E poi un tempo, coloro che non avevano voglia di studiare, passavano le giornate a giocare per strada sviluppando una tecnica devastante. Oggi invece, quello spazio è occupato dal telefono e dalle chat, quindi non solo non sviluppano il carattere e la propria intelligenza, ma neanche la tecnica». Gli chiediamo anche se il livello medio si è abbassato rispetto a 15 anni fa: «Sì, in primis perché si fanno meno ore di pratica con il pallone, venendo meno appunto il gioco di strada. E diminuendo le ore di tecnica nei settori giovanili in favore della tattica, non si permette di recuperare quelle lacune».

 

Ci sono anche casi incontrollabili di talento, come il percorso intrapreso da sempre più calciatori che dai dilettanti riescono ad affermarsi ad alti livelli. Uno su tutti, Andrea Cambiaso: «Deve far riflettere. Se dalla Primavera si finisce nei dilettanti, si può rientrare nel professionismo. Non tutti i tempi di maturazione sono uguali. Su questo ancora ci sbagliamo: spesso diamo di fenomeno o scarso troppo presto». Un’altra causa di dispersione del talento è legata al mese di nascita: «Molte nazionali sono formate da nati nel primo semestre dell’anno e questo porta alla perdita di talento. Per questo, per monitorare la crescita e aspettare chi è indietro, abbiamo introdotto selezioni ‘future’ con i nati nel secondo semestre dell’anno, che durante l’adolescenza impatta molto». Le ‘future’ sono per chi ha un futuro ma non ancora un presente.

 

 

L’ultimo passaggio dell’intervista a Maurizio Viscidi, coordinatore delle nazionali giovanili maschili della Federazione Italiana Giuoco Calcio, è quello legato all’apertura della FIGC agli ‘stranieri’ in Nazionale. Il caso più famoso è quello di Mateo Retegui, ma ce ne sono altri soprattutto nelle giovanili: da Lucas Román a Luca Koleosho, sono sempre di più. L’input è arrivato sia da Viscidi, sia da scelte tecnico-federali: «La spinta di Roberto Mancini, che denunciava un’assenza di qualità e di quantità, ha cambiato il nostro mondo. Ricevevo e-mail di italiani all’estero per motivi lavorativi che chiedevano perché loro figlio non fosse visionato o non potesse avere occasione di essere convocato in Nazionale. Un giorno un messaggio di un genitore che lavorava in Francia mi fece riflettere: ‘Sono italiano, lavoro qui, perché mio figlio non può avere la sua possibilità?’. Quindi ci siamo mossi. Anche perché le altre Federazioni iniziavano a ‘rubarci’ i giocatori: come i fratelli Carboni. Adesso c’è Luis Hasa che è conteso: ha vinto l’Europeo u-19 con noi e vogliamo vesta l’azzurro».

 

«Non dobbiamo ignorare il mercato mondiale – spiega Viscidi – ed è nostro compito avere conoscenza dei giocatori che hanno doppio passaporto e avrebbero piacere nel vestire la maglia dell’Italia. È dovere della Federazione mappare il talento nel modo più vasto possibile. Mi sembra anche un loro diritto essere valutati nonostante vivano o giochino fuori dal suolo italiano».

 

Da un anno a questa parte, il team di Viscidi si è strutturato per lo scouting internazionale. Non possono privarsi di questa opportunità.