Hamouma, il “salvatore” del Saint-Étienne tra poker, Mou e Ménez

by Matteo Albanese
Romain Hamouma

Cross dalla sinistra e comodo tap-in. Se il Saint-Étienne si “salva” dalla retrocessione diretta, e ha giocato ieri l’andata dei playoff per restare in Ligue 1 – 0-0 contro l’Auxerre – lo deve a Romain Hamouma. Che ha 35 anni, ha giocato in tutte le zone dell’attacco, segna al 79’ il pari all’ultima giornata contro il Nantes e vanta un passato da pokerista. «Sono un giocatore prudente – ha raccontato a Poker Listings – ma penso di saper bluffare bene. Anche il mio amico Jérémy non è male». Jérémy è Ménez, l’ex romanista e milanista che oggi gioca alla Reggina. Hamouma è un’icona del Saint-Étienne, in cui arriva nel 2012: «Il mio percorso professionale è atipico, ho rischiato di perdere il treno e non vivere della mia passione, il calcio». Vero, ha una carriera strana. Il 16 febbraio 2017, il Manchester United di José Mourinho ospita in Europa League il Saint-Étienne di Malcuit, Veretout e Hamouma che, due giorni prima dei sorteggi, se ne esce così: «Magari ci toccano i Red Devils…». Profetico. E dice a France Football: «Ho sognato tanto di fare il calciatore professionista e giocare in top club come lo United. Cinque anni fa questa esatta partita l’ho giocata alla PlayStation». In campo non c’è storia: fa doppietta Ibrahimović, al 17° gol in 14 partite a Les Verts, di cui è la bestia nera…

Hamouma, da Menez ai dilettanti

Romain Hamouma nasce a Montbéliard nel 1987, stesso anno di Karim Benzema, di cui abbiamo intervistato il primo allenatore. Inizia a giocare a 5 anni, a 13 si trasferisce a Sochaux e incontra Jérémy Ménez. Si rompe il crociato e a 17 anni, anziché spiccare il volo, fallisce. Deve ripartire dai dilettanti e lo fa a Besançon, dove il problema principale sono… gli orari degli autobus. Hamouma riesce a tornare tra i pro, nel 2009 allo Stade Lavallois. Attacca: «I centri di formazione non ti preparano al fallimento e nel calcio professionistico sei giudicato 7 giorni su 7, sia in campo che in allenamento – ribadisce in un’intervista a Chronofoot – senza calcio avrei continuato a studiare e sarei diventato un fisioterapista». Il 2009/10 è il suo momento: 10 gol in 35 gare, viene ceduto al Caen per un milione e mezzo di euro. L’anno dopo gioca in Ligue 1 ma la Serie A francese non la digerisce subito: 9 gol, di cui ben 6 tra aprile e maggio. Il Caen così si salva e Hamouma gioca un altro anno qui. È l’estate 2012 quando si lega al club della sua vita, il Saint-Étienne.

«Voglio trasferirmi qui»

Pierre-Emerick Emiliano François Aubameyang arriva il 31 gennaio 2011 al Saint-Étienne, che a fine anno solare lo riscatta dal Milan per un milione di euro. Nel 2012/13, il gabonese segna 19 gol, dietro solo a Ibrahimović, e gioca da titolare la finale di Coppa di Lega che il Saint-Étienne di Cristophe Galtier vince sul Rennes. Decide un gol di Brandão. Romain Hamouma gioca l’ultimo quarto d’ora di partita e vince il trofeo al suo primo anno ai Les Verts. Era arrivato nell’estate 2012 per 4 milioni di euro, lo volevano in tanti, tra cui il Lilla. E il Marsiglia, che Hamouma rifiuta «perché temevo per la mia incolumità, avevo paura che mi entrassero in casa in piena notte», dice a France Football. E mica solo Marsiglia: in carriera, Romain ha rifiutato anche il Lione e il Rennes. Quando sceglie il Saint-Étienne, lo fa dopo un incontro col tecnico, Christophe Galtier, che oggi allena il Nizza tornato a giocare le Coppe europee: «Il Saint-Étienne è stato uno dei primi club a volermi. L’ho subito detto al mio agente, David Wantier, “io voglio trasferirmi qui”».

Hamouma, Pogba e Peugeot

«Non pensavo mica di fermarmi qui 10 anni. Il mio obiettivo è giocare, non voglio che un giovane prenda il mio posto», dice oggi Hamouma. Ha segnato il suo 50° gol in Ligue 1 col Saint-Étienne, ma manco doveva essere qui. L’estate scorsa era sul punto di ritirarsi, poi ci ha ripensato parlandone in famiglia: «Quando giochi nove anni in un luogo, finisce che ti affezioni. Mia moglie e i miei figli stanno bene qui. Voglio restare e aiutare il club anche se sono a fine carriera». C’è riuscito, no? In questi anni avrà pure giocato a tratti, eppure ha condiviso il campo con Florentin Pogba (fratello di Paul), Zouma, il sopracitato Aubameyang, Guilavogui e Ghoulam, oggi al Napoli. Senza montarsi la testa: «Non rifiuto a nessuno un autografo, perché penso a quando ero bambino io. Sono stato educato bene, senza lusso, mio padre lavorava in Peugeot e la mia famiglia ha fatto fatica, in certi periodi. Mi piace far felici gli altri e restituire quel che ho avuto».