Sassuolo, Raspadori: «Mi ispiro ad Aguero. Il calcio di De Zerbi? Non è semplice ma lui ci aiuta molto»

by Redazione Cronache

Giacomo Raspadori, attaccante del Sassuolo, ha parlato al contenitore “Nero & Verde“, prodotto dal sito ufficiale della società emiliana:

LIVELLO DEI COMPAGNI – «Essere a questo livello e a quest’età in una squadra a un livello così alto ti spinge ogni giorno a fare qualcosa in più. Devo questi risultati e al mister e alla società che hanno dimostrato di avere grande fiducia in me come persona e come giocatore e non mi sarei aspettato nemmeno io di fare così tanti minuti e partite. L’anno scorso ho avuto tante occasioni per mettermi in mostra e sono contento».

PRIMA SQUADRA – «Il passaggio in prima squadra è stato tosto e non tutti sono pronti a farlo. Soprattutto da un punto di vista emotivo. Questo è un passaggio che ti fa capire che non è un punto d’arrivo ma solo di partenza e che ti spinge a capire che ogni traguardo devi sudarlo. Il cambiamento principale è quello mentale più di quello in campo».

MODELLI – «Eto’o è stato il simbolo da seguire quando ero ragazzino. La cosa che mi ha colpito di lui è quello di essere un leader silenzioso. Il mio riferimento principale di adesso è Aguero. Mi piace quando vengo associato a lui, soprattutto per il suo stile di gioco».

DE ZERBI – «Il gioco di De Zerbi è particolare e molto bello. Avvantaggia i giocatori che hanno determinate caratteristiche. Nelle giovanili facevo la punta ma mi piace anche giocare da trequartista o esterno. Il mister è molto bravo nell’aiutare me e i compagni e non solo da un punto di vista tecnico tattico ma anche da quello motivazionale. Il suo pensiero è molto adatta per un calciatore come me e mi mette nelle condizioni di poter fare meglio. Il calcio di mister De Zerbi va capito e non basta avere delle qualità. Non è un calcio semplice. Bisogna saper alternare le fasi e cucire il gioco, oltre saper leggere i momenti della partita».

CAPUTO – «Allenarsi con Caputo è una grandissima fortuna sia dal punto di vista calcistico che umano. Anche per come si pone in modo professionale nel corso degli allenamenti. Anche la sua concentrazione nel momento giusto della partita. L’attacco è un reparto molto forte e cerco di prendere qualcosa da tutti».