Mbappé, Batman e mille euro. Qui nasce Oliveira, la gemma di Mou

by Matteo Albanese

Due reti e un assist in due gare di Serie A, l’ultima domenica nel 4-2 della Roma in trasferta a Empoli. È già Sérgio Oliveira-mania, nella Capitale. Mourinho lo coccola nel post-partita: «È diverso dagli altri, lui raramente prende decisioni sbagliate. Del resto, proviene da un club in cui è vietato perdere». Scacco matto. Riferimento al Porto, da cui Oliveira è arrivato alla Roma in inverno e da cui Mourinho è sbocciato: due campionati e una Coppa portoghese in due stagioni, tra 1994 e 1996, vice di Bobby Robson. Poi qualche Erasmus e il rientro, a gennaio 2002: resta fino a giugno 2004, vince campionati, Coppa e Supercoppa portoghese, una Coppa Uefa contro il Celtic di Henke Larsson. Fino al colpo grosso a Gelsenkirchen, 26 maggio 2004, quando i Dragões di Mou vincono la loro seconda Champions League, 17 anni dopo la prima. Lì Mourinho parte per il Chelsea. Sérgio Oliveira osserva attonito quella partita alla tv, a casa di suo zio.

 

Oliveira, draghi e multe

Quando Oliveira arriva a Roma, il 16 gennaio il d.s. Tiago Pinto lo presenta così: «Non lo avrei mai preso». Poi rettifica: «Non lo avrei mai preso… dal Benfica. Perché col suo carattere non avrebbe accettato». Può darsi. Sérgio Miguel Relvas de Oliveira nasce il 2 giugno 1992 a Paços de Brandão, 23 km a sud rispetto all’Estádio do Dragão. Ha 8 anni quando entra al Porto. Ha 9 anni quando a un maestro – che gli chiede che volesse fare da adulto – risponde senza pensarci: «Il calciatore». Osmosi: lo zio di Oliveira è tifoso del Porto, Sérgio finisce da piccolo in curva. Poi nella scuola calcio, con un inconveniente però: «Il primo giorno che mi ha accompagnato, lo zio era molto teso – ha raccontato Oliveira alla UEFA – tanto che ha parcheggiato la macchina da qualche parte, però dove non si poteva. Si è preso una bella multa». E nel 2004 per la prima volta Oliveira si incrocia (indirettamente) con Mourinho. Il tecnico vince la sopracitata Champions League, Sérgio ha 12 anni e come detto lo guarda dalla tv: «Che emozione al gol di Costinha [al 90’ a Old Trafford, rete che ha eliminato il Manchester United agli ottavi di finale, N.d.A.], non credevo ai miei occhi».

 

Mille euro, record e Francia

Tifo genuino. Sérgio Oliveira in realtà non parte dal Porto, però, ma dal CD Paços de Brandão – club della sua città natale, dov’è cresciuto pure Rúben Neves – che nel 2005, l’anno dopo la Champions del Porto, vince a sua volta l’ultimo suo trofeo: la Coppa dell’Associação de Futebol de Aveiro, uno dei 22 distretti portoghesi affiliati alla Federcalcio nazionale. Poi è vero che nel 2009 Oliveira finisce al Porto – che lo acquista dal Paços de Brandão per mille euro – ma prima il ragazzo rifiuta lo Sporting, pur di giocare nei biancoblù. Coi Dragões è amore a prima vista: il 18 ottobre 2009, a 17 anni, 4 mesi e 15 giorni, Oliveira è il più giovane debuttante nella storia del Porto, in una partita di Coppa nazionale. Poi tanti prestiti: Beira-Mar e Panafiel in Portogallo, Mechelen in Belgio. Il Porto lo tiene d’occhio e gli piazza una clausola di 30 milioni. Ma lo cede definitivamente nel 2013 al Paços Ferreira di Paulo Fonseca, che nel 2017 a sua volta lo presta al Nantes. In Francia, Oliveira trova un altro Sérgio, Conceição. E cambia tutto.

 

Mbappé, capelli e Batman

Cambia così tanto che in primavera Conceição va al Porto. Oliveira lo segue: «Vengo con te». Risposta: «Non sei la mia prima scelta». Contro-risposta: «Non mi importa, avrò il mio spazio». Accade esattamente questo. Dopo 9 panchine di fila, a settembre 2017 Oliveira esordisce in Champions League contro il Monaco. Il 2019 invece lo passa in Grecia, al PAOK: vince il campionato capitanato dall’amico e connazionale Vieirinha. Torna a Oporto e nel 2020/21 segna 17 gol in una stagione. Due di questi il 9 marzo alla Juventus di Pirlo, eliminata agli ottavi di Champions League da un rigore e una punizione di Sérgio Oliveira. A 29 anni, è nel pieno della sua carriera: «Mica tutti siamo Mbappé a 20 anni». Vero. Se suo fratello Victor Hugo lavora nella Gestifute di Jorge Mendes, Sérgio rimane a centrocampo: «Ma mi piace pure fare l’attaccante esterno».  Da anni a questa parte lo riconosci per barba e codino: «Non mi faccio tagliare i capelli perché temo vengano male, ho paura». Il suo film preferito è Le ali della libertà, una serie tv must è Gangs of London. E poi Sérgio adora Batman: «Ma in campo il mio supereroe è Deco. Vorrei giocare con lui…».