Serve davvero cominciare sempre l’azione dal portiere?

by Redazione Cronache

Se ne vedono sempre di più in Serie A. La famosa “costruzione dal basso“, quella che ti porta ad iniziare l’azione dal portiere, senza lanciare lungo, ha fatto scuola. Come analizzato dalla Gazzetta dello Sport, l’idea è quella di attrarre il pressing avversario per liberare giocatori tra le linee di difesa e centrocampo e ottenere più spazio nella metà campo avversaria. I pericoli, però, non mancano. In area di rigore, infatti, non si può sbagliare e il minimo passaggio errato può essere fatale.

Rischi e benefici

Gli haters di questa tendenza pensano che gli allenatori che la mettono in pratica vogliano solo proporre un bel calcio, senza considerare i rischi. Eppure partire da dietro serve, perché sono molto meno frequenti gli errori dei portieri che le azioni da gol che nascono dai piedi dei numeri uno. Come riportato dalla società di statistica Statsbomb, i metri al secondo dei passaggi nella manovra che porta a un tiro in porta chiariscono chi palleggia di più: in testa c’è il Napoli, poi vengono Sassuolo, Juventus, Spezia e Lazio. L’Inter, che può contare su un gigante come Lukaku per ripulire palloni, arriva dodicesima. Conte chiede prima di tutto verticalità, il più velocemente possibile. Il Verona è la squadra che rinvia più spesso, ma solo il 30% dei lanci è davvero efficace.

Caratteristiche

La costruzione dal basso, però, richiede metodo e allenamento. Bisogna conoscere a memoria movimenti e piccoli accorgimenti in base alla pressione degli avversari. E poi dipende anche dalla qualità tecnica dei propri giocatori. Il Crotone rischia di più di quanto produce, quindi a volte sarebbe più comodo appoggiarsi su Simy. Non c’è una regola fissa, dogmatica, bisogne considerare tanti fattori, ma una cosa è certa: il vecchio detto «palla lunga e pedalare» è decisamente superato.