Simone Pepe, un uomo di parola

by Redazione Cronache

simone_pepe_maggio_2015_CDSL’indole di ogni calciatore porta al confronto con l’avversario, alla scontro col nemico, alla ricerca della vittoria. Vincere però, non è semplice, per niente. Spesso non bastano volontà, costanza, impegno, dedizione, qualità e talento. E trovare il cocktail perfetto sarebbe come scoprire il Santo Graal.

Il rettangolo verde è l’habitat unico ed esclusivo in cui poter dimostrare predominio e supremazia, dare libero sfogo alla genialità, sguinzagliare l’istinto, nutrirsi di calcio. Ma è la punta dell’iceberg, il risultato di ciò che solennemente si architetta, si progetta e si giura guardandosi negli occhi ad ogni quotidiano ingresso nello spogliatoio.

Spesso nella breve carriera di un giocatore si apre una parentesi in cui il profumo dell’erba e l’acre odore dei fumogeni si affievolisce piano piano e le ammassate voci da stadio non rappresentano più la colonna sonora preferita del weekend. Simone Pepe sa cosa vuol dire. Lo sa perché durante i suoi 14 anni di carriera ha goduto dei profumi, degli odori e dei boati, e probabilmente si è abituato in fretta, come spesso accade con le cose belle.

Simone approda infatti alla Juventus nel 2010, e non con l’appellativo di comprimario: d’altronde l’allora ventisettenne di Albano Laziale arrivava da anni di crescita lenta ma costante culminata col fantastico triennio a Udine e con la chiamata del Cittì, Marcello Lippi. Il ragazzo è maturo, gioca, corre, lotta, e segna. E al suo secondo anno a Torino vince il suo primo Scudetto. Ne vincerà altri tre ma non avranno lo stesso sapore. Già, perché ad un certo punto il flessore della coscia sinistra si oppone ai suoi ritmi e lo fa per troppo tempo. I profumi e la musica si spengono.

Inizia un calvario lungo quasi tre anni durante i quali l’istinto, il confronto, il nemico non hanno più senso. Il campo rimane un contorno trasparente e lo spogliatoio diventa la sua casa. Non ne è il padrone, lo spogliatoio non ne ha mai. Ma ciò che non può mettere in campo, Simone lo tramuta in spinta positiva e passionale. Architetta, progetta e giura. Giura di guarire e di tornare, ma solo con la Juve e per la Juve.

E succede, con stentata regolarità, al suo quinto anno di matrimonio con la Vecchia Signora, probabilmente l’ultimo; anzi succede di più. Ciò che lui ha dato in quello spogliatoio, ritorna con un semplice, gentile e nobile gesto: “Vai dagli 11 metri e riconquista il tuo istinto”.