Ricordate Simonetta? Oggi è in polizia: «Io tra Totti e Football Manager»

by Francesco Pietrella

Per metterlo a suo agio bastano un paio di parole: Football Manager. «Sui social mi ringraziano ancora». Perché certi risultati non si dimenticano: «Dicono che gli ho fatto vincere scudetti e Champions». Tutti con Alessandro Simonetta in avanti, 20 in finalizzazione e 19 in freddezza. «Il bello è che non ci ho mai giocato. Preferivo la Playstation». E se la ride. 

Da stellina a poliziotto

 

Ale non è diventato un fenomeno, non ha vinto lo Scudetto e non ha giocato la grande coppa. A 18 anni era considerato una promessa, spalla di Cerci nella Roma e campione d’Italia Primavera. Oggi, a 35, si diverte in Promozione con lo Zena Montecelio, dopo i turni da agente di polizia penitenziaria. «Ho vinto il concorso nel 2010. Dopo un anno a Isola Liri non riuscii a strappare un contratto, così un amico mi disse che l’Astrea – la squadra della polizia – aveva indetto un bando per diventare agente e al tempo stesso giocare». Vinto: «La miglior decisione mai presa». Due figli, i soliti gol, una vita in divisa a Casal del Marmo, a 30 chilometri da Trigoria. Un tempo casa sua: «Entrai a 14 anni grazie a Bruno Conti, dopo un provino a Latina. Ho vissuto in convitto per molto tempo. Eravamo io, Cerci, Okaka, Curci, Pipolo, De Martino. Un bel gruppo…». 

«Simonetta più forte di Cerci». Si dice ancora oggi: «Ruoli diversi. Ogni tanto lo sento però, lo chiamavano l’Henry di Valmontone». Nessun soprannome per Ale, che in prima squadra non ha mai giocato. Solo qualche panchina. Una di queste all’Olimpico contro il Real. Dicembre 2004: «Ero a scuola, lezione di italiano. Il preside piomba in classe e mi chiede di uscire. ‘Che ho combinato ora?, penso. E invece mi passano un telefono. È Bruno Conti. ‘Appena esci vieni a Trigoria, sei convocato in Champions’. Ero in Paradiso. A fine partita scambiai la maglia con Morientes, la conservo in un cassetto».

Totti e Batistuta

In panca c’era Delneri, prima ancora Capello. Don Fabio ci credeva: «Mi portò in ritiro in Austria a 16 anni dopo aver vinto lo Scudetto. Totti si allenava con le scarpe slacciate, faceva tunnel e pallonetti a chiunque, poi prendeva il pallone e faceva, ‘questa l’ha metto all’incrocio’. E ogni tiro finiva lì». E Cassano? «Un pazzo in senso buono. Aveva solo qualche anno in più di noi, così a fine allenamento ci portava a fare un giro all’Eur con il suo macchinone». Poi il Puma Emerson: «Capello aveva proibito la Playstation alla prima squadra, lui sgattaiolava di nascosto dalla camera per giocare insieme a noi». 

Gli aneddoti più belli sono due. Il primo riguarda Totti, Assunçao e soprattutto Batistuta: «Gara di punizioni a Trigoria a fine allenamento. Calcia Francesco, gol. Calcia Marcos, gol. Poi arriva Bati. Tira così forte che il suo destro spacca la testa delle barriere in plastica dura. Totti e Assunçao erano impietriti, poi filarono tutti via di nascosto per paura». Simonetta assiste a siparietti simili quasi tutti i giorni. «Non ho mai riso così tanto come in Austria, a fine ritiro. Tempestilli entra in sala del pranzo e si raccomanda. ‘Alle 5 abbiamo l’aereo, ci saranno decine di fotografi, quindi vestitevi in giacca e cravatta’. E se ne va. Così Totti stravolge tutto. ‘Niente giacca, si va in tuta’. Quando arriviamo all’aeroporto Tempestilli, nervosissimo, ci chiede come mai non avessimo rispettato le regole. ‘Antonio, ce l’ha detto Checco’. E tutti a ridere». 

Sarri e Conte

Poi le cose cambiano. Simonetta va in panchina diverse volte senza mai esordire, poi nel 2005 finisce all’Arezzo in Serie B. Due stagioni in Toscana senza mai segnare. Nella seconda assiste al giro di cambi più famoso d’Italia. Sarri, Conte, Sarri. E l’Arezzo retrocede in C: «Antonio era già istinto puro, Maurizio tattica e scaramanzia. Vestiva sempre di nero…». Un corno rosso gli sarebbe servito. Simonetta si rompe il perone e resta un anno fermo, poi si frattura anche la rotula. Perde un paio di stagioni, ma soprattutto il treno: «Nessuno ti aspetta». Nel 2010 entra in polizia e dice addio al professionismo: «L’unico rimpianto è non aver esordito con la Roma». E non aver mai giocato a Football Manager.