a cura di Cosimo Bartoloni, Giacomo Brunetti, Andrea Consales, Matteo Lignelli e Francesco Pietrella

Cinque storie della Spagna.

Sta arrivando quel periodo della vita in cui Ochoa si trasforma in un supereroe per un mese.

 

Hola, Hugo Guillamón

 

Creato e cresciuto nel Valencia, ha già collezionato quattro medaglie con le selezioni giovanili spagnole. Non tutti, però, hanno avuto sempre chiare le sue qualità. Si è preso la squadra valenciana nonostante alcuni stop: dopo la vittoria dell’Europeo u-19, al suo rientro non ha giocato per 11 gare nella squadra B. Poi non lo ha tolto nessuno, ma il suo contratto era scaduto. Ha trascorso alcune settimane senza un accordo, ma alla fine gli hanno proposto di firmare da professionista. Gattuso gli ha dato una grande mano per farlo esplodere nei mesi precedenti al Mondiale, dove farà il centrocampista: nato difensore, con il passare degli anni è stato adattato a ‘6’.

 

 

Saltellando con Unai Simón

 

Il primo portiere della Spagna di cui non dobbiamo sorprenderci. Protagonista già a EURO 2020, pure contro l’Italia, si è contraddistinto per la capacità di parare rigori. Nei 90’, è giunto a 6 neutralizzati contro i 22 subiti. Il primo della carriera, in terza serie, lo ha respinto a Enzo Zidane, figlio di Zizou, nella sfida tra le squadre b dell’Athletic e del Real Madrid. Lo avevano battezzato durante gli Europei, dopo la papera agli ottavi in una Nazionale che non brillava. Ai quarti, però, Luis Enrique gli ha detto prima dei rigori: «Sei forte, ne parerai almeno due». Lo ha preso alla lettera, portando la Spagna in semifinale e vincendo il premio come migliore in campo. Con umiltà, ha ammesso di volerlo cedere a Sommer, portiere avversario. La sua tecnica nei rigori? Salta lateralmente e di continuo in entrambe le direzioni prima che l’avversario possa calciare la palla.

 

 

Gli altri portieri sono spagnoli d’Inghilterra: intanto Robert Sánchez

 

Alle spalle di Unai Simón ci sono Robert Sánchez e David Raya, due portieri tanto spagnoli quanto inglesi. Il primo è cresciuto nel Brighton, di cui si è preso la titolarità dopo due prestiti nelle serie minori: dalla squadra green del Forest al Rochdale. Nel 2018 era in quarta serie inglese, tre anni dopo riceveva la prima chiamata dalla Nazionale. Era andando sulla penisola britannica per «due settimane di allenamento», non è più tornato indietro. Pensate che nella stagione 2020/2021 era il quinto portiere del Brighton, poi le gerarchie sono cambiate e si è ritrovato a esordire tra cessioni e infortuni. Come è andata? Ha migliorato il record difensivo del Brighton, diventando il primo portiere del club in assoluto a mantenere la porta inviolata per 4 volte. 

 

 

Gli altri portieri sono spagnoli d’Inghilterra: e poi c’è David Raya

 

Siete in Eccellenza ma qualcuno vi dice: «Giocherete il Mondiale con la Nazionale?». Gli credete? Chissà. Sicuramente, a David Raya è andata bene. Nel 2012 il Blackburn lo porta in Inghilterra: lui è giovane, gioca nel vivaio ma dopo due anni e mezzo, vuole andare tra i grandi. Quindi? Viene spedito in quinta serie inglese, al Southport. Campi di fango e «in National League mi hanno insegnato tantissimo. Vedevo gente che combatteva sul campo mentre nella vita, per portare a casa il pane, faceva un altro mestiere». E poi? «Sono rientrato al Blackburn e, dopo un anno da numero 12, sono diventato titolare. O almeno, credevo di essere diventato titolare. Invece ho giocato dall’inizio le prime 5 partite, poi mi hanno relegato a riserva per i successivi 18 mesi. Nel contratto era previsto il rinnovo automatico in caso avessi giocato 6 partite in campionato. Beh… ne ho giocate 5». Lo prende il Brentford e da lì parte la scalata verso il successo. Anche Klopp lo incorona per la sua capacità di aiutare in costruzione: «Raya è un numero 10 fatto a portiere».

 

 

Yeremi Pino stava solo dormendo

 

Record di precocità ne ha battuti parecchi. Soddisfazioni, poi, se ne è tolte tante. Yeremi Pino è cresciuto tra Las Palmas e La Roda, poi lo ha preso il Villarreal. Da lì, l’ascesa dalle giovanili fino alla Nazionale. I suoi lo seguono dalle Canarie, e il padre non gli aveva mai visto segnare un gol: è andato a vederlo contro l’Espanyol e ne ha fatti 4 in una sola gara. Cristiano Ronaldo è il modello di riferimento per ciò che trasmette, quando è arrivato in Nazionale però sono tremate le gambe: «Ho detto a Gavi, ‘Ma che ci facciamo qui?». Anche perché al momento dell’annuncio dei convocati… Yeremi stava dormendo.