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Cronache di spogliatoio
Suárez: «Barcellona? Koeman mi ha detto al telefono che non contava su di me» Suárez: «Barcellona? Koeman mi ha detto al telefono che non contava su di me»
Luis Suàrez sta letteralmente trascinando l’Atletico Madrid in tutte le competizioni, avendo, sin qui, realizzato 16 reti e 2 assist in 24 partite. Il... Suárez: «Barcellona? Koeman mi ha detto al telefono che non contava su di me»

Luis Suàrez sta letteralmente trascinando l’Atletico Madrid in tutte le competizioni, avendo, sin qui, realizzato 16 reti e 2 assist in 24 partite. Il Pistolero ha parlato a France Football prima della sfida contro il Chelsea, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa riguardo al Barcellona, suo ex club. Queste le sue parole.

BARCELLONA –  «Mi ha davvero infastidito che mi abbiano definito ormai troppo vecchio. E che non potevo più giocare ad alti livello, all’altezza di una grande squadra. Questo è ciò che mi ha davvero dato fastidio. Da un punto di vista professionale non mi è dispiaciuto lasciare Barcellona, specialmente per come è andata. Koeman mi ha detto per telefono che non contava su di me».

FAMIGLIA – «Eravamo in Catalogna da sei anni, i miei figli avevano i loro amici e le loro abitudini a Barcellona: ​​è stato difficile. Tanto più durante una pandemia, che ha reso difficile socializzare e conoscere nuove persone a Madrid. Diviene impossibile fare attività con altri bambini in queste condizioni. Però occorre anche vedere il lato positivo: non sarei stato felice dove le persone non mi volevano più».

RIVINCITA – «Credo sia fondamentale essere forti mentalmente. È molto importante avere la consapevolezza di sentire di avere i mezzi per capovolgere anche le situazioni più complicate. Questa è sempre stata una delle mie caratteristiche: non mi sono mai arreso, neanche quando ho vissuto momenti difficili. È questo modo di essere e di fare che mi ha spinto a scegliere una nuova destinazione. Sapevo che avrei potuto giocare. Fra le motivazioni principali che mi hanno spinto a Madrid c’è stata la voglia di dimostrare qualcosa. Tutti dovevano sapere che si poteva ancora contare su di me. È una questione di autostima. E così dopo tutti questi anni al Barça, ho voluto e saputo far ricredere tutti quelli che pensavano non facessi  ancora la differenza ai massimi livelli».

Redazione Cronache

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