Fino alla scorsa stagione le nuove generazioni avevano sentito parlare del Sunderland per un solo motivo: la serie tv su Netflix. “Sunderland ’Til I die”, è il titolo di quella che doveva essere la storia della rinascita, che si è poi trasformata in una tragedia sportiva, con un esito ancor peggiore dell’inizio, andando contro la logica cinematografica del lieto fine. Dall’atteso e immediato ritorno in Premier, il Sunderland ha passato addirittura 4 stagioni League One, terza serie, con i piedi immersi nelle sabbie mobili. Poi, nell’estate del 2024 in panchina è arrivato un francese: Régis Le Bris, allenatore classe 1975, mezzo sconosciuto da quelle parti. Eppure, appena due anni dopo, è cambiato tutto: il Sunderland non solo è tornato in Premier, sconfiggendo la maledizione, ma da neopromosso si è addirittura qualificato in Europa League, tornando nelle competizioni UEFA 53 anni dopo l’ultima (e unica) partecipazione.
Le Bris, l’allenatore che ha tolto il Sunderland dall’inferno
«Quando sono arrivato ci davano tra le possibili retrocesse in Championship», ci racconta proprio Le Bris ai nostri microfoni. «Quasi nessuno credeva in noi. Ma ho trovato un gruppo giovane (con la media età più bassa del campionato, ndr) e forte mentalmente. Abbiamo fatto un bel lavoro e abbiamo vinto il Playoff di Champoionship, festeggiando il ritorno in Premier a Wembley. Quest’anno, da neopromossi non è cambiato molto: a inizio stagione in molti ci davano per spacciati, e invece avete visto com’è finita?».
«Il termine ‘underdog’ ci sta bene», prosegue Le Bris. «Adesso hanno già iniziato a dirci che l’anno prossimo sarà di nuovo un inferno, a maggior ragione con la doppia competizione. Ma ormai siamo abituati: ci danno sempre per spacciati, poi… non ci poniamo limiti».
La crescita dello staff
Confermarsi in Premier League ha richiesto un lavoro ancor maggiore, che Le Bris ha potuto condividere con dei professionisti in ogni settore. A gestire il mercato è arrivato Florent Ghisolfi, dalla Roma: «È stato determinante. La sua esperienza ci ha aiutato tanto: con lui abbiamo portato altri professionisti di alto livello per ampliare lo staff. Un esempio? Shad Forsyght, ex Head of Performance del Borussia e dell’Arsenal, che si è occupato della parte atletica della squadra. Poi abbiamo portato un nuovo allenatore dei portieri, un nutrizionista, uno psicologo e abbiamo ampliato anche la squadra mercato. Abbiamo alzato il livello del club: era la nostra priorità. Era necessario: eravamo strutturati come un club di Championship. Con la promozione in Premier, dovevamo avere un gruppo di lavoro molto più ampio».
Gli studi e l’esperienza di Le Bris
L’importanza della condivisione del lavoro e del circondarsi di professionisti in ogni settore è un elemento fondamentale per crescere a livello collettivo e, in questo caso, societario. Le Bris lo ha imparato anche nel suo percorso di studi: «Ho fatto un dottorato di 5 anni, studiando i data, la biomeccanica, la fisiologia e la psicologia. La cosa che però mi ha segnato di più è stata la curiosità, la connessione e soprattutto il legame creato con i tantissimi professionisti con cui ho lavorato. Ho cercato di prendere qualcosa da ciascuno di loro. Da soli non possiamo pretendere di sapere tutto e di poter far tutto. Questa è la cosa che mi è rimasta dentro, più delle nozioni che ho imparato studiando e che certamente mi sono ancora utili. È così che anche al Sunderland ho deciso di circondarmi di professionisti dei vari settori nel club, per crescere».
Il Sunderland, nel giro di due anni, ha cambiato dimensione: «Quando era retrocesso, il club aveva perso molti addetti ai lavori: l’organigramma si era ridotto, anche per una questione di costi. Adesso abbiamo ricostruito le nostre strutture: ci sono persone con grande competenza che lavorano per la squadra. I risultati sono evidenti», racconta Le Bris.
Con competenza e tanto lavoro, il Sunderland ha retto il cambio dalla Championship alla Premier, senza spendere cifre folli sul mercato, ma giocatori con esperienza e personalità positive per il gruppo. Un esempio su tutti è Granit Xhaka, arrivato la scorsa estate dal Bayer Leverkusen prendendosi subito la fascia da capitano e diventando il trascinatore in campo di una squadra che si è tolta, per la seconda stagione di fila, grandi soddisfazioni.
Le Bris: «Dopo tante sofferenze, i tifosi sono felici»
Soddisfazioni che la gente di Sunderland aspettava, dopo anni tremendi: «Nell’ultima partita contro il Chelsea c’era un’atmosfera assurda allo stadio. Qui a Sunderland c’è un solo Club, ed è stata tutta la città a spingerci. Qui la gente sente tantissimo il calcio, il derby contro i vicini del Newcastle è uno dei più sentiti nell’intera Inghilterra. Quest’anno li abbiamo battuti due volte. Abbiamo regalato tante soddisfazioni ai nostri tifosi, dopo anni veramente difficili. Nella serie diventata famosa su netflix il messaggio che passa è l’attaccamento di questi tifosi nonostante le sconfitte e le retrocessioni. Oggi è cambiato: l’attaccamento dei tifosi arriva attraverso le vittorie sudate fino all’ultimo secondo. L’anno scorso andammo in finale playoff con il gol all’ultimo secondo, vincemmo la finale a tempo scaduto, e quest’anno all’ultima giornata ci siamo qualificati alla fine. È veramente incredibile. Non ci sono scenari migliori per vivere emozioni belle come queste».
In due anni la vita del Sunderland è cambiata. Così come quella del suo allenatore: «Quando sono arrivato qui non mi conosceva quasi nessuno», racconta Le Bris, nominato miglior allenatore della Premier League 2025/2026 dal The Athletic. «Oggi – continua – ogni volta che giro per la città mi fermano sempre per strada, o mi suonano il clacson dalle macchine, per salutarmi anche da lontano. Dopo tante sofferenze, i tifosi del Sunderland oggi sono felici. Non c’è niente che ci renda più fieri di questo».
