Cronache di spogliatoio
Toccare il cielo con un dito: la finale di Madrid e l’Inter del 2010 Toccare il cielo con un dito: la finale di Madrid e l’Inter del 2010
di Giulio Zampini Il calcio come unione di miti, storie, leggende. È la sera prima della storica finale di Madrid quando il capitano dell’Inter,... Toccare il cielo con un dito: la finale di Madrid e l’Inter del 2010

di Giulio Zampini

Il calcio come unione di miti, storie, leggende. È la sera prima della storica finale di Madrid quando il capitano dell’Inter, Javier Zanetti, bussa alla porta di Iván Cordoba per pregare insieme. Nessuna superstizione, nessuna richiesta di aiuto dal cielo per la partita del giorno dopo. Soltanto tanta devozione. I due si guardano, accendono una candela e alzano le mani per pregare Santa Rita, che si festeggia proprio il 22 maggio. Un gesto insignificante? Non proprio.

La stagione dei record

Devozione, fedeltà, voti religiosi. Sono tutte parole chiave dell’Inter di quella stagione. Ognuno prega il suo Dio, ma tutti invocano una divinità soltanto: José Mourinho. L’aureola magica l’allenatore portoghese l’avrà soltanto dopo la finale di Madrid: una corona da 8.5 kg, fatta d’argento e con due grandi orecchie a completare l’opera d’arte sul campo del Bernabéu. Quella del 2010 è la stagione dei piccoli passi diventati grandi maratone, delle manette al cielo e dei litigi tra compagni di squadra. Ogni giorno è una battaglia. Pima sul campo di allenamento, dove nessun giocatore si risparmia; poi nello spogliatoio, dove i senatori promulgano le proprie leggi. È l’annata dei miracoli, dell’esercizio fisico che diventa alzare un trofeo ogni fine settimana.

Sarti; Burgnich, Facchetti, Bedin… A livello europeo, i nerazzurri si erano fermati alla grande Inter di Helenio Herrera. Una formazione diventata poi una filastrocca, quella che molti padri ancora oggi raccontano ai propri figli prima di andare a dormire. Un modo, forse, per ricordare che i sogni non prendono vita soltanto di notte. È l’epoca del paese in crescita dopo il boom economico, della tv in bianco e nero. I colori dominanti fuori dall’Italia, però, hanno tinte nere e azzurre. Quarantacinque anni dopo la storia si è ripetuta, un altro ciclo si è chiuso e la felicità dei tifosi si è riversata in Europa dopo stagioni di dominio soltanto fino alle alpi. È il 2010, l’anno del Triplete, dei diciotto giorni che segnano per sempre la storia dell’Inter e del calcio: dal 5 al 22 maggio.

La finale

Van Gaal contro Mourinho, l’olandese contro una squadra capace di pungere come un’italiana ma di disegnare giocate proprio come la nazionale del tecnico sulla panchina del Bayern. Un’Inter con un doppio passaporto, uno per la difesa e uno per l’attacco. Da una parte ci prova Robben, dall’altra prova a ricucire Pandev, poi Sneijder. Ed è proprio dall’olandese – tornando in tema di nazionali – che nasce il gol che sblocca il match: uno-due con Milito e pallone alle spalle di Butt, il portiere tedesco. Ma l’attaccante argentino, non stanco di decidere le finali – oltre a un gol contro la Roma in Coppa Italia e un altro contro il Siena in campionato -, decide di chiudere il match nel secondo tempo. Con una finta prende il tempo a Van Buyten prendendosi gioco di lui; lo supera, il difensore si mette a sedere e il suo compagno di squadra, sempre Butt, lo imita pochi secondi dopo.

Webb, l’arbitro, guarda l’orologio e fischia la fine dopo tre minuti di recupero. Il web, così come i tifosi, esplode di gioia dopo il triplice fischio. La storia ha chiamato mettendo il prefisso di Milano – 02 -, e l’Inter ha risposto da Madrid: Milito, Milito, nerazzurri campioni d’Europa. Entrare nella leggenda e farlo dalla porta principale. L’Inter di quella stagione l’ha fatto passando sul red carpet.

Presente

Che fine hanno fatto i giocatori dell’Inter del triplete? Oltre ad essere nel cuore di ogni tifoso nerazzurro, i giocatori di quella squadra, al giorno d’oggi, ricoprono i più svariati ruoli. Dal commentatore sportivo fino a cariche di vicepresidente.

JULIO CESAR – Il portiere brasiliano studia per prendere la licenza da procuratore. Sogno nel cassetto: diventare agente.

TOLDO – Uscito dal calcio, il portiere nerazzurro ha deciso di intraprendere la “carriera” da padre e, nei tempi spenti, quella da imprenditore.

MAICON – L’esterno tuttofare dell’Inter, a 38 anni, è un calciatore svincolato che fino allo scorso dicembre ha giocato con i brasiliani del Criciuma.

LUCIO – Il difensore ha smesso di giocare, a 42 anni, lo scorso gennaio. Ultimo club: il Brasiliense.

SAMUEL – Il muro nerazzurro è nello staff della nazionale Argentina.

CHIVU – L’ex difensore, da questa stagione guida i ragazzi dell’Inter Under 17.

ZANETTI – L’argentino è il vicepresidente del club nerazzurro. Ruolo che ricopre dal 2014.

CAMBIASSO – L’argentino fa parte dei commentatori di Sky.

SNEIJDER – L’olandese, appesi gli scarpini al chiodo, ha deciso di uscire definitivamente dal mondo del calcio.

MATERAZZI – L’ex difensore ricopre il ruolo di allenatore. Ultima avventura in India – con il Chennai Titans -, club con il quale ha vinto il titolo nel 2016.

ETO’O – Il camerunense collabora con la Federazione africana.

MILITO – Il Principe, diventato Re nella notte di Madrid, ricopre il ruolo di direttore sportivo del Racing Avellaneda, in Argentina.

MOTTA – L’ex centrocampista dell’Inter ricopre il ruolo di allenatore. L’ultima esperienza, amara, sulla panchina del Genoa – esonerato dopo 10 gare.

QUARESMA – Il portoghese si destreggia ancora nei campi da calcio. Attualmente gioca in Turchia, al Kasimpasa.

STANKOVIC – Dal 21 dicembre scorso è il tecnico della Stella Rossa, club serbo.

BALOTELLI – Gioca come attaccante al Brescia.

VIEIRA – Ricopre il ruolo di allenatore del Nizza in Ligue 1.

SUAZO – Ricopre il ruolo di allenatore. Ultima esperienza da mister: il Brescia, nel 2018 in Serie B, solo per tre giornate – poi esonerato.

MUNTARI – Il ghanese, al momento, ha come status quello di calciatore svincolato. L’ultima squadra è stata l’Albacete, nella Serie B spagnola,

SANTON – All’epoca uno dei più giovani, l’esterno attualmente gioca nella Roma.

CORDOBA – Il colombiano con cittadinanza italiana cura gli interessi – da procuratore – del difensore del Genoa Cristian Zapata.

ORLANDONI – L’ex portiere e uomo spogliatoio allena i portieri della Primavera interista.

BELEC – Allora ai margini del progetto dell’Inter, al momento ricopre il ruolo di portiere dell’Apoel, a Cipro, in prestito dalla Sampdoria.

CRISETIG – Il centrocampista gioca nel Mirandes, club che milita nella Serie B spagnola.

MANCINI – Ricopre il ruolo di allenatore. Ha allenato il Foggia, soltanto per un mese, da agosto a settembre del 2019.

MARIGA – Il centrocampista è un calciatore svincolato, il cui curriculum riporta il Cuneo come ultima esperienza – nel 2019.

ARNAUTOVIC – Al momento è un attaccante dello Shangai SIPG, in Cina.

Giulio Zampini

Ho 19 anni e vengo da Acqui Terme (AL). Ho capito da piccolo di aver più cuore che tecnica: ho smesso con il calcio giocato e sono passato a teorizzarlo. Oltre a pensare di riempire la pancia, cerco di colmare l’anima vivendo di sport e valori morali, che non danno da mangiare ma fanno arrivare a posto con se stessi ai pasti.

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.