Scandali, sequestri e carta igienica. Ma oggi il Trabzonspor sogna

by Matteo Albanese

L’ha detto Erdogan in tempi non sospetti: «Istanbul rappresenta quasi un quarto della popolazione turca e un terzo del PIL del paese». Il calcio non fa certo eccezione. Scorri l’albo d’oro della Süper Lig e trovi che 58 titoli su 65 finiscono nella capitale del calcio. Dei restanti 7, in un’occasione è accaduto un miracolo – il Bursaspor nel 2010 – mentre sei sono merito del Trabzonspor. Una squadra dalla storia assurda, che nel 1984 ha per la prima volta sottratto il titolo alle tre grandi di Istanbul: Galatasaray, Fenerbahçe e Beşiktaş. Ora vuole tornare sul tetto di Turchia, 38 anni dopo l’ultima volta. Ci prova con 9 vittorie e 3 pari in 12 partite, già a +9 sul Galatasaray. E ci prova con una spina dorsale proveniente dalla Serie A.

 

Trabzonspor, una fondazione traumatica

Prendi un porto del Mar Nero, lungo la Via della Seta, dove genovesi e veneziani si sfidavano a suon di partite di seta e lino. Oggi invece Trebisonda ha 750mila abitanti e la nomea delle migliori acciughe di tutta la Turchia. Il calcio arriva qui nel primo dopoguerra, con un club chiamato İdmanocağı i cui colori sono però giallo e rosso. Da Istanbul qualcuno – leggi: il Galatasaray, giallorosso – non la prende bene. La Federcalcio turca appoggia la mozione e invita l’İdmanocağı a fondersi con tre club locali (Martıspor, Karadenizgücü e İdmangücü) che però si odiano tra di loro. Risposta? «No, grazie». Controrisposta: «Obbedite o vi squalifichiamo». Si sono dunque incontrati, giorno e notte, senza trovare accordi. Poi il 2 agosto 1967 è nato il Trabzonspor. Ma la storia non finisce qui. Non potendo adottare il giallo e rosso, anche la scelta cromatica è oggetto di lite. L’İdmangücü propone: «Usiamo i nostri colori, bianco e verde». Risposta: «Assolutamente no». Anche qui è intervenuta la Federcalcio: «Scegliete tinte totalmente diverse!». Così oggi il Trabzonspor veste bordeaux-celeste e c’è pure chi lo ritiene un omaggio all’Aston Villa.

 

Scandali e sequestri

Se le premesse sono queste, la storia del Trabzonspor non può che essere avvincente. Già dal motto, «‘devrim’den ziyade, ‘evrim’dir» («evoluzione anziché rivoluzione»). Come detto, Istanbul è percepita come una forza opprimente, da cui liberarsene sfogando rabbia. Ecco di seguito due esempi. Nel maggio 2011, il Fenerbahçe ha vinto il campionato ma in estate è stato coinvolto in uno scandalo di partite truccate. Se l’UEFA ha espulso il club di Istanbul dalla Champions League, la Federcalcio turca gli ha comunque assegnato il titolo nazionale. Il fato vuole che la seconda classificata – a pari punti – fosse il Trabzonspor. E che non abbia realmente accettato la cosa. Nel novembre 2015, invece, un rigore non concesso bastò per convincere il presidente del club, Ibrahim Ethem Haciosmanoglu, a far rinchiudere negli spogliatoi l’arbitro. «L’ho rilasciato solo il mattino successivo, perché un uomo molto importante me l’ha chiesto». L’uomo in questione è Erdogan. Haciosmanoglu è stato squalificato 280 giorni.

 

Record e carta igienica

Il clima oggi è meno teso, ma a Trebisonda c’è ugualmente fermento. E non solo perché, come scrisse un autore locale, «c’è una dipendenza da calcio, specialmente tra i disoccupati della città». Il primo club capace di strappare alla capitale del calcio il campionato sta riuscendo a ripetersi. Lo fa in uno stadio intitolato a Şenol Güneş, l’ex c.t. della Nazionale turca che da calciatore, in porta, restò imbattuto 12 gare (è record) e al Trabzonspor ha vinto i sei unici campionati del club. Lo fa con una serie di volti noti al calcio italiano: gli ex difensori di Fiorentina e Bologna Vitor Hugo e Stefano Denswil. Marek Hamsik a centrocampo, assieme ai greci Siopis e Bakasetas (7 gol finora). In attacco, perso Caleb Ekuban oggi al Genoa, ecco due ex Parma: Gervinho, oggi infortunato, e il danese Cornelius, ex Atalanta. Proprio quest’ultimo, sabato, ha deciso al 96’ la trasferta in casa del Beşiktaş. Mezz’ora prima, i tifosi del Trabzonspor avevano lanciato fumogeni, petardi (solitamente anche carta igienica). Nessun problema: lo fanno sempre, al minuto 61 di ogni partita. È il loro modo di “ricordare” la caduta, avvenuta nel 1461, dell’Impero di Trebisonda.