La testa prima della tattica: come Tuchel ha riscoperto giocatori dimenticati

by Redazione Cronache

Le bandiere si muovono leggere, ma a volte possono essere davvero  pesanti. Al Chelsea quella di Frank Lampard non sventolava più come prima e il club ha deciso semplicemente di rimuoverla. A Stamford Bridge l’ex manager resterà sempre ‘The Legend‘, ma da qualche settimana al centro sportivo di Cobham si respira un aria diversa. Merito di un tedesco che agli inglesi, sempre un po’ sospettosi verso i cugini di birra, non sembra neanche così teutonico. Thomas Tuchel in poco più di tre mesi ha rivoluzionato il mondo blues e lo ha fatto partendo da quello che i media pensavano fosse un suo punto debole, il rapporto umano con i giocatori.

Creazione di un gruppo

Nel cambio di passo del Chelsea, passato dal nono al quinto posto in Premier League e qualificato alle semifinali di Champions, la scelta del 3-4-3 è stata fondamentale, perché ha garantito solidità e protezione della zona centrale del campo. Non è da sottovalutare, però, il lavoro psicologico che Tuchel ha svolto sulla sua rosa. Rosa è la parola chiave. Il manager tedesco ha capito subito che al Chelsea non si aspetta nessuno e per questo ha dato una chance a tutti, ripescando calciatori che sembravano dimenticati.

 

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Il primo, il più importante, è stato Cesar Azpilicueta, uno dei paradossi dell’era Lampard. Un ex capitano che fa fuori un capitano e un nuovo allenatore, che non ne conosce nemmeno il nome, che lo rimette in campo. Del basco Tuchel non sapeva nulla, neanche come si chiamava. All’esordio contro il Wolverhapton, all’indomani del suo arrivo, il tecnico voleva dargli dei consigli e per attirare la sua attenzione ha urlato: “Azpli“. Al dialogo ha assistito Pulisic, che ha simpaticamente rimbrottato l’allenatore spiegandogli che il soprannome non era ‘Azpli‘ ma ‘Azpi, pure più facile da dire. Nel 2012 John Terry aveva risolto la questione soprannominandolo “Dave” proprio perché non riusciva a pronunciare “Azpilicueta”. Un nomignolo ordinario per un giocatore che sembra ordinario, ma non lo è affatto. Ha giocato titolare con tutti, Benitez, Mourinho, Conte e Sarri, ora è perfetto per la difesa a tre di Tuchel. Nato centrale, ha una propensione difensiva, ma in questi anni di Premier League ha migliorato i tempi di inserimento in avanti. Con James forma una coppia perfetta sulla fascia destra: uno sale, l’altro copre, uno garantisce ampiezza, l’altro taglia fornendo ai compagni una soluzione di passaggio in più.

Chi si rivede

In un periodo di certezze ritrovate, in cui ha tagliato le 150 presenze in maglia blues, l’unico dubbio è legato al rinnovo di contratto, in scadenza nel 2022. Il Chelsea ha una politica molto chiara sugli over 30: si va di anno in anno. Per ora, però, la super CEO Marina Granovskaia non ha alzato il telefono. Il destino di Azpilicueta sembra ancora legato a quello di Tuchel. Non è detto, infatti, che con un altro manager trovi lo stesso spazio. Anche il contratto del tedesco termina a giugno 2022 e se il Chelsea non dovesse tornare nelle top-four, la prossima potrebbe essere per entrambi l’ultima stagione a Londra.

 

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Uno scenario che non si augura Marcos Alonso. L’esterno sinistro è un altro dei giocatori rivitalizzati dal nuovo allenatore. Tra i due in primavera è sbocciato l’amore, anche in pubblico. «Ha fatto un ottimo lavoro sin dal primo giorno.  In così poco tempo ci ha insegnato tantissimo» ha raccontato lo spagnolo dopo la sconfitta contro il West Bromwich, l’unica
della gestione Tuchel. Parole dolci, subito ricambiate. «Marcos è un ragazzo intelligente e tranquillo, ben consapevole di quello che può fare e di quello che non può fareha rivelato il manager al sito ufficiale – Non ha mai perso la fiducia in se stesso e si è sempre fatto trovare pronto. Merita credito per quello ha dimostrato finora, deve continuare così ». Tuchel ha sempre amato i giocatori con le sue caratteristiche: ottimo piede, capacità di saltare l’uomo, ricerca della profondità, cambio di campo. In due terzi di stagione con Lampard Alonso aveva raccolto appena 225 minuti che da gennaio in poi si sono triplicati. Tuchel non lo schiera sempre, vuole ancora limare i suoi difetti in fase difensiva, come si è visto nella sconfitta interna contro il West Brom.

 

I cinque gol presi dai Baggies, però, sono stati una spiacevole eccezione nel percorso del manager tedesco. La vera svolta rispetto alla precedente gestione, è arrivata nel numero di reti subite. Prima di allora i blues avevano preso solo due gol in 14 partite tra Champions, FA Cup e Premier. Una compattezza ottenuta anche grazie al rendimento di Christensen. Il caso del danese è leggermente diverso da quelli di Azpilicueta e Marcos Alonso. L’infortunio di Thiago Silva contro il Tottehnam gli ha spalancato le porte di Stamford Bridge, ma lui si è preso le chiavi a suon di prestazioni. È partito dall’inizio in 11 delle 13 gare in assenza del brasiliano: in tutto ha collezionato 939 minuti, 264 in più del periodo agosto-febbraio. A fronte di cinque match in meno disputati, ha fatto meglio dell’ex Milan nella percentuale di contrasti vinti (68.7% a 61%) e nei duelli aerei conquistati (70% a 62%), tanto che nell’andata dei quarti contro il Porto Tuchel ha scelto lui, nonostante il rientro di Thiago. Negli ultimi dieci giorni è stato frenato da un colpo subito in allenamento, ma nel finale di stagione sarà un valore aggiunto.

Una pacca sulla spalla

Accanto alla valorizzazione del parco giocatori, l’allenatore ex Psg ha puntato sulla costruzione di un gruppo. La lite tra Rudiger e Kepa non deve ingannare, è stato solo un episodio. Diversi inviati inglesi raccontano di un’atmosfera più rilassata nella squadra, di allenamenti più sereni, ma non meno intensi. Tuchel parla tantissimo con i suoi ragazzi, spiega loro i motivi di ogni scelta tecnica. Ha messo tutti sullo stesso piano: quelli pagati 80 milioni, come Havertz, valgono come i ragazzi dell’academy. Poi vale la legge di Cobham, se ti alleni meglio degli altri giochi, anche se fino a quel momento non hai visto il campo. È la teoria della pacca sulla spalla: dalla a un tuo giocatore e lo renderai felice. Anche se non sei una bandiera.