Dentro la migliore scuola di portieri d’Italia

by Lorenzo Cascini
portieri udine

C’è una leggenda nella mitologia greca che racconta l’epopea di Teseo e Arianna e di un gomitolo di lana che servirà a lui per ricordare la strada percorsa e uscire indenne dal labirinto di Cnosso. Passerà alla storia come il filo di Arianna. Un laccio simile a quello che sembra aver legato i percorsi di Meret, Vicario e Provedel, oggi protagonisti in Serie A, dopo anni di cadute e porte prese in faccia.

Innanzitutto il contesto. Il presente ci dice che i tre sono titolari di Napoli, Empoli e Lazio, ma il punto di partenza che li unisce è lo stesso: Udine. Campo base da cui è iniziato il viaggio di ognuno. «La qualità che hanno in comune è la caparbietà. Hanno avuto percorsi diversi ma guardali ora, sono tutti lì. E non ci possiamo di certo stupire». Ce lo racconta Sergio Marcon, sergente di ferro e preparatore dei portieri bianconero con cui tutti e tre sono cresciuti. «Meret l’ho avuto con me fin da piccolo, Vicario e  Provedel invece sono arrivati verso i quindici anni. Non li ho allenati tutti insieme – anche perché Ivan è ‘94, Guglielmo è del 96’ e Alex del 97’ – ma tante volte mi è capitato di fare sedute singole con ognuno di loro. Quando fai il preparatore dei portieri funziona così. Poi sai quando hai a che fare tutti i giorni con i giovani, diventi anche un educatore e devi curare molti aspetti che esulano da quello tecnico. Io forse in certi casi sono stato troppo rigido, diciamo che non sempre i calciatori mi vedevano come un amico. Però loro sono ragazzi molto seri, precisi e di poche parole». 

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Vicario dalla Serie D all’Empoli, step by step

Il più espansivo dei tre era Vicario. «Un ragazzo solare, con la testa sulle spalle e la battuta sempre pronta».  Ma anche uno caparbio, deciso nel volercela mettere tutta per arrivare in alto. «Mi ricordo quando mi disse che sarebbe andato via, fu una scelta molto coraggiosa. Con il tempo si deve riconoscere che ha avuto ragione lui. Da noi era chiuso, perché il numero uno in quella squadra era Perisan. Decise quindi di scendere in D, a Fontanafredda, senza neanche essere sicuro di fare il titolare. Ma si è imposto. Ha sempre avuto grandi qualità, doveva solo fare il suo percorso. È passato dalla Serie D alla A, con le giuste tappe intermedie. Ci sentiamo spesso, ogni volta che fa una grande partita, arriva puntuale il mio messaggio. Quindi in pratica, gli scrivo una volta a settimana!» Step by step, Guglielmo si è conquistato tutto. E ora ha su di se le attenzioni di mezza Europa.

«È passato dal voler fare gol a cercare di non prenderne»

Il minimo comune denominatore tra di loro è la Serie A, in cui sono finalmente titolari e decisivi. Sono partiti insieme e si sono ritrovati adesso, anche se con maglie diverse. A ognuno la sua porta. «Un altro che ha avuto un percorso particolare è Provedel, che è anche il più esperto dei tre. A 28 anni è riuscito a prendersi un posto importante in una big come la Lazio. E pensa che quando l’ho avuto io all’Udinese, faceva il portiere solo da un anno. Prima giocava centravanti, sia nel Treviso che a Pordenone. Poi ha cambiato ruolo. È passato dal voler fare gol a cercare di non prenderne. Strano eh? Però per questo piace a Sarri, perché sa giocare con i piedi e può essere utile in fase di impostazione». 

‘Gliela fai una telefonata se vince lo scudetto?’

L’ultima fotografia è per Meret. «Alex è uno simile a me, uno che parla poco e lascia che siano i fatti a farlo. Anche con lui ci sentiamo dopo ogni buona prestazione o dopo una grande parata. In realtà lo faccio con tutti e tre, siamo rimasti in contatto e penso di aver avuto un minimo ruolo nella loro crescita. Ho sempre saputo che sarebbero arrivati tra i professionisti. E sembra un discorso banale ora, lo immagino, ma io qui lo ripeto da quando erano ragazzini. Puoi chiedere a chi vuoi». Qui dallo sguardo serio e rigido, si lascia scappare un bel sorriso. Prima di lasciarlo andare un’ultima curiosità. ‘Se Meret vince lo scudetto gliela fa una telefonata?’. «Anche due! E gli scrivo talmente spesso che  sarebbe solo l’ennesimo buon motivo per fargli i complimenti. Ma non ne parliamo, per ora credo che pronunciare quella parola con lui sia impossibile». Altra risata.

Marcon ci saluta così, prima di lasciarci perché sta per iniziare l’allenamento. Sempre portieri, stavolta non più ragazzini, ma Silvestri, Padelli e Piana, i numeri uno della prima squadra. Ma chissà che alzando gli occhi e guardando qualche campo più in là, non gli tornino ogni tanto in mente gli anni passati allenando futuri campioni. Oggi Alex, Guglielmo e Ivan sono in Serie A, uniti da un filo che li lega a Udine e a quell’area di rigore in cui lavoravano con Sergio dalla mattina alla sera. Oggi sono il suo orgoglio. La speranza è di dovergli mandare ancora messaggi per tanti anni.