Juventus, carbone e tanta Italia. Dentro il miracolo Saint-Gilloise

by Matteo Albanese

Accade tutto nella primavera 2018. Il 6 aprile, l’Union Royale Saint-Gilloise ospita il Tubize negli spareggi per non retrocedere dalla Proximus League, la seconda serie belga. Finisce 1-1 e il gol dei padroni di casa lo segna Grégory Neels, un 36enne difensore cresciuto nel Tubize. Ma la settimana dopo c’è la rivincita. È il 13 aprile 2018. Il Saint-Gilloise vince 1-0 in trasferta e lo fa grazie ad Adrien Saussez, portiere – arrivato proprio dal Tubize – che para un rigore al 90’. Il Saint-Gilloise è matematicamente salvo. I calciatori festeggiano. I tifosi sono in visibilio. A un certo punto il presidente del club prende la parola e spiazza tutti: «Ho venduto la squadra». Tacciono tutti. Inizialmente si nega, ma in realtà è vero. Nel maggio 2018, Tony Bloom – già proprietario del Brighton di Graham Potter – acquista l’Union Royale Saint-Gilloise e la storia cambia. L’anno scorso il club torna in Serie A belga dopo 48 anni. Oggi comanda la classifica e sogna di vincere un campionato che manca dal 1935.

Juventus, record e bancarotta

Nasce il 1° novembre 1897, a tinte bianconere. Juventus? Macché. Non Torino bensì Saint-Gilles, un comune di 50mila abitanti poco fuori Bruxelles, cumulo di povertà e immigrazione negli anni Novanta. Dietro la nascita dell’Union Royale Saint-Gilloise c’è un gruppo di amici. I colori non c’entrano con la Vecchia Signora ma con il Racing Bruxelles, un club allora ben più celebre che s’era offerto di donare magliette, pantaloncini e palloni usati. Dureranno poco: l’anno dopo si passa al gialloblù, colore ufficiale del comune di Saint-Gilles. L’Union è una nobile del calcio belga, ma ampiamente decaduta: 11 campionati vinti, l’ultimo dei quali però nel 1935. La chiamano anche Union 60 perché negli anni Trenta non perde per 60 partite di fila (record ancora vigente). Nel 1958 il Saint-Gilloise elimina pure la Roma dalla Coppa delle Fiere. Da qui iniziano retrocessioni e crisi, che paiono svanire nel 1973, quando si presenta un magnate immobiliare di nome Ghislain Bayet: «Torneremo in alto e rifaremo lo stadio, fidatevi di me». Finisce malissimo: nel 1976 il tribunale di Bruxelles decreta il fallimento del club.

Saint-Gilloise, scommesse e un italiano

Ragionevole che dubitassero anche di Tony Bloom, che nel maggio 2018 acquista il 94% del Saint-Gilloise. Persino l’ex sindaco di Saint-Gilles, il socialista Charles Picqué, deve intervenire: «Bloom non è una scommessa». Detto a proposito di uno che ha fatto fortuna col poker online… Comunque, il nuovo presidente mantiene la parola, restaura il centro sportivo e investe 200mila euro all’anno nelle giovanili. Nel 2019 assume come tecnico Felice Mazzù, un 55enne reduce da una Supercoppa belga vinta col Genk. Sangue italiano: suo padre Pasquale era partito dalla Calabria per cercare fortuna nelle miniere di carbone di Charleroi. Suo figlio  Felice è il deus ex machina di una neopromossa che vent’anni fa non poteva permettersi giocatori professionisti. Si racconta che un calciatore installasse serramenti, fin quando un tifoso lo riconobbe: «Ma tu non sei il nostro terzino sinistro?». Idem per un compagno che nei weekend giocava a centrocampo e in settimana potava i cespugli per conto del comune.

Fabbriche, fast food e veganismo

Tra i segreti del Saint-Gilloise c’è lui, Deniz Undav. Attaccante, tedesco, ha 25 anni e a 17 il Werder Brema lo scarta perché troppo basso. Riparte dalla quarta serie in Germania, guadagna 150 euro al mese e così gli serve un lavoro: si sveglia la mattina alle 4 e inizia il turno in fabbrica. Ha problemi coi fast food: «Mica serve seguire la dieta». In Belgio ha incontrato Mazzù: «Mi ha chiesto perché ridessi poco, mi diceva “pensa a quando in Germania facevi il calciatore per hobby”». E Undav ha cominciato a segnare: 14 gol finora. Assieme a lui il 23enne Dante Vanzeir, che gioca coi parastinchi ricavati dalle solette degli scarpini e di recente è stato convocato in Nazionale belga dal c.t. Martínez. E mica ci sono solo loro. Christian Burgess è un difensore uscito dalle giovanili dell’Arsenal, laureato in storia, vegano, attivista per i diritti dei migranti e l’ambiente. Capitan Teddy Teuma è un nazionale maltese nato a Tolone da genitori tunisini. C’è Felipe Nicolás Avenatti, attaccante ex Ternana e Bologna. E a proposito d’Italia c’è Lorenzo Paolucci, centrocampista pescarese classe ’96 che l’estate scorsa ha lasciato Reggio Calabria per firmare con l’Union Royale. A giudicare da come sta andando, non è stata una brutta scelta…