Walter, l’ultimo grande difensore

by Redazione Cronache

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“Quando capita in partita di sbattere addosso a lui, si sente, eccome. Sembra una roccia”. A pronunciare queste parole fu Rino Gattuso, dopo uno degli innumerevoli derby disputati, nel quale evidentemente era venuto a contatto con Walter Samuel. Ed è proprio al granitico difensore che il Rino nazionale faceva riferimento.

Ce ne eravamo accorti un po’ tutti che il soprannome conferitogli alla tenera età di 22 anni (giusto il tempo di orientarsi nella Città Eterna) dai tifosi giallorossi, avrebbe per sempre rappresentato la sua lunga e ricca carriera.

Uno di quei difensori che stravolge il reparto, che facilita la vita ai suoi compagni di avventure, che si carica di responsabilità alleggerendo il compito di chi ancora non ha la stoffa del campione, e che il più delle volte non ha tempo per godersi appieno i successi raggiunti. Deve già pensare ai prossimi. Il modello sul quale il suo cervello si basava era quello che mostrava sul campo di gioco.

Per Samuel l’avversario non aveva un volto. Nessun timore reverenziale nel suo sguardo, nessun trattamento particolare, nessun litigio provocatorio. Sembrava quasi che l’unico sentimento che provasse per il nemico fosse l’indifferenza. Non ha mai dato l’impressione di sentirsi a disagio di fronte a nessuno e tantomeno al fianco di nessuno, pur giocando con e contro tutti i migliori calciatori dell’ultimo ventennio: partendo da Ronaldo, passando per Ibra fino ad arrivare a Messi.

Acume tattico, attenzione minuziosa, cura dei dettagli e qualche intervento intimidatorio (come avvertimento, che non si sa mai), Walter è rimasto fedele fino alla fine a se stesso, rappresentando il prototipo del difensore per antonomasia. Pochi fronzoli e tanta, tanta sostanza che gli hanno permesso di alzare trofei in ogni squadra, dagli esordi in Argentina alla recente esperienza in Svizzera, eccezion fatta per la Spagna, dove a Madrid, sponda Real, non sono riusciti ad apprezzare le gesta del Muro Argentino.

Chi avesse di fronte e quale fosse la posta in palio, per Samuel non era una priorità. Il campo era l’unico obiettivo, sul quale poter esprimere la parte migliore di sé, in qualsiasi condizione ed a qualsiasi età. Il modo in cui ha lasciato quello che è considerato come il “calcio che conta” lo ha dimostrato: ma a lui non interessa. Lui voleva continuare a guidare i suoi compagni. E non dalla panchina.

Speriamo di rivederlo in qualche derby del cuore o qualche match di beneficenza; lo speriamo per chi non lo ha mai visto all’opera e per chi deve ancora nascere. Intanto sarà sempre lo stesso Walter, solo con qualche capello in meno.