E. Rigoni: «La Samp non poteva permettersi il mio riscatto. Meglio la Russia che l’Italia»

by Redazione Cronache

L’avventura di Emiliano Rigoni alla Sampdoria si è conclusa dopo pochi mesi. Accolto come il grande colpo del mercato estivo, l’argentino non è mai riuscito ad esprimersi al meglio e così, dopo appena sei mesi, è tornato allo Zenit. Una situazione simile a quella che lo stesso Rigoni ha già vissuto la stagione scorsa con l’Atalanta, anche se i motivi sono differenti. Dell’esperienza alla Sampdoria, Rigoni ne ha parlato a Sport Express.

MOTIVI – «Le ragioni dei miei trasferimenti dallo Zenit all’Atalanta e alla Sampdoria sono diverse. All’Atalanta non avevo un buon rapporto con l’allenatore, non ho trovato un punto d’incontro con lui. Ma alla Sampdoria è stata un’altra situazione. Avevo un’opzione nel contratto di prestito in base al quale il club era obbligato a riscattarmi, se giocavo 15 o 20 partite, non ricordo esattamente. Per motivi economici la Sampdoria non poteva permettersi il mio riscatto e ad un certo punto ho smesso di giocare. Questa situazione però non poteva più continuare ed ho parlato con i dirigenti di entrambi i club, la Sampdoria ha accettato di lasciarmi andare e lo Zenit da subito mi ha appoggiato supportandomi, è stato tutto molto professionale. Quando si è cominciato a parlare del mio possibile ritorno, ho detto subito che volevo giocare».

DIFFERENZE – «Sotto Di Francesco la Sampdoria ha giocato un calcio offensivo, fu lui a volermi e con lui ero regolarmente in campo. Ranieri ha una filosofia di gioco più difensiva, sicuramente non ero tra i giocatori che si adattavano al suo stile. A questo punto il club si è posto una domanda: se non sei adatto per l’allenatore, e se dopo un certo numero di partite ti devo riscattare, è necessario compiere tale investimento? Il cambio di allenatore ha influenzato la mia permanenza, ovviamente, ma fortunatamente le porte dello Zenit sono sempre aperte».

RUSSIA O ITALIA – «Mi piace come tutto è organizzato qui, come tutto funziona in Russia. Un anno fa ho parlato dell’Italia dopo essere stato all’Atalanta e ora, dopo essere tornato dalla Sampdoria, posso confermare quelle parole. L’Italia è un grande paese, ma è lontano dalla Russia. Mi trovo molto meglio qui che in Italia. Le differenze? Sto parlando di sciocchezze domestiche, ma che sono molto importanti nella vita. Se in Russia ho bisogno di collegare elettricità, gas, installare una TV, allora sarà fatto in massimo tre giorni, o anche più velocemente. In Italia ho dovuto trascorrere parecchio tempo prima di avere internet a casa, anche due o tre settimane».